Da non perdere in provincia di Olbia

Una Gallura insolita, fatta non solo di mare e spiagge paradisiache, è quella che consigliamo di non perdere durante il vostro soggiorno nella Provincia di Olbia
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Ecco alcune delle attrazioni che vi consigliamo assolutamente di non perdere se vi trovate nella provincia di Olbia:

Valle della Luna
La Valle della Luna ha acquistato fama internazionale negli anni ’60, quando il movimento hippy la scelse come luogo di raduno, per la bellezza primigenia e selvaggia dei suoi paesaggi.
E’ formata in realtà da diverse valli separate da rocce, la più alta delle quali raggiunge i 128 m.s.l.m. ed è nota come Il Teschio.
La valle offre tre calette davvero stupende incastonate tra massi di granito giganteschi, modellati dal mare e dal vento: l’erosione ha formato infatti numerose cavità di una certa profondità.
Le fantastiche scogliere e i sentieri impervi richiamano paesaggi lunari e ancora oggi qualcuno sfida il divieto di campeggio per occupare le grotte e le cavità della zona e godere della pace assoluta di questa natura incontaminata.
Pare che qui continuino a svolgersi le “feste della luna”: attorno ai falò notturni si incontrano numerosi giovani di tutte le nazionalità in particolari momenti dell’anno.
Nell’aria si sentono i profumi della macchia mediterranea come il mirto, il lentischio, il ginepro; le spiagge sono di sabbia bianca finissima e il mare è limpido e azzurro.
Il nome deriva forse dal colore chiaro delle rocce, che di notte riflettono la luce della luna creando un’ atmosfera davvero unica.
Non essendo facilmente raggiungibile non è molto frequentata nemmeno in piena estate, ma grazie al mare cristallino è una meta ambita dai sub; è inoltre ideale per i giovani e per chi ama lo snorkeling.

Nei pressi di Capo Testa si prende la strada per il faro e all’altezza del 18° lampione si entra su un piccolo sentiero sterrato in corrispondenza di un enorme masso di granito.

I circoli di Arzachena
La necropoli di Li Muri è il complesso archeologico più noto della Gallura, perchè conserva una serie di monumenti sepolcrali davvero singolari.
Si tratta di una serie di circoli di pietra formati da lastrine disposte in maniera concentrica: al centro si erge un piccolo dolmen formato da lastroni infissi a coltello sul terreno.
La cista centrale conteneva i resti del defunto, di cui sono state spesso trovate le ossa, e tutto il monumento era probabilmente ricoperto con un tumulo di terra.
La necropoli è formata da cinque circoli di ampiezza variabile, dai 5 agli 8 metri di diametro.
Nelle tombe sono state ritrovate tracce di ocra rossa, con la quale probabilmente veniva dipinto il corpo del defunto come simbolo di rigenerazione.
Nell’area funebre sono presenti anche dei menhir , ovvero pietre allungate di grandi dimensioni che si ergono verticalmente sul terreno.
Alcuni ipotizzano che rappresentino un punto di riferimento per le anime dei morti, che potevano qui trovare un rifugio o un’indicazione.
E’ comunque difficile ricostruire il rito funerario praticato a Li Muri: alcuni pensano che la zona fosse adibita alla scarnificazione dei cadaveri, che venivano lasciati esposti al sole e poi collocati nelle piccole tombe centrali.
I defunti erano accompagnati da un ampio corredo formato da collane, pomi sferoidi, armi affilate e vasi di ceramica.
Il periodo di riferimento è il medio-eneolitico (4000 a.C.) e gli aspetti peculiari delle genti di Arzachena restano abbastanza misteriose.

Per raggiungere il sito si prende la SP82, si svolta sulla SS125 e si raggiunge Arzachena; dal centro del paese si prende la SP15 in direzione Bassacutena e si gira al bivio a sinistra: dopo la tomba di giganti di Li Lolghi si trovano i circoli.

Monte Limbara
Il Monte Limbara si trova nella Sardegna nord-orientale e separa la Gallura e il Logudoro; si pensa che il nome derivi da “limen balares”, in quanto segnava probabilmente il confine tra le due popolazioni dei corsi e dei balari.
La cima più alta è Punta Balistreri con i suoi 1362 m.s.l.m.: si chiama così perchè nel XVII sec. vi si rifugiò un certo Balistreri con la sua famiglia, per cercare di salvare la figlia presa di mira da un signorotto locale.
Le rocce granitiche che lo compongono hanno avuto origine nel Paleozoico e sono state interessate da fenomeni vulcanici nell’ Era Terziaria: le precipitazioni nevose e piovose e le escursioni termiche estive hanno inoltre creato un ambiente aspro e selvaggio.
Fino al 1936 il monte era ricoperto di lecci e querce, ma in seguito ad un disastroso incendio venne rimboschito con pini.
La vegetazione varia comunque con l’altitudine: manto basso e cespuglioso sulle vette e boschi di lecci, pini, frassini a bassa quota. Particolare attenzione meritano le piante officinali che crescono spontaneamente nella zona e che sono da sempre al centro di studi e ricerche.
Oltre alla bellezza della vegetazione si possono ammirare le forme bizzarre e varie create dal granito, che rendono il paesaggio davvero ammaliante. Il profilo seghettato e irregolare è proprio la caratteristica principale di questo complesso montuoso, che permette di godere di panorami mozzafiato: nelle giornate più limpide si possono addirittura vedere le coste della vicina Corsica.
Molto numerose anche le fonti e le fontane attrezzate: se ne contano 28 da cui sgorga una fresca acqua oligominerale.
Non è difficile imbattersi in cinghiali, volpi, martore o avvistare uccelli rapaci e aquile reali lungo i percorsi naturalistici che attraversano i boschi.
Sulla cima si trovano un eliporto, una stazione dei carabinieri e i maggiori ripetitori televisivi della Sardegna.
Nei pressi è presente anche una struttura ricettiva, un punto ristoro e un ecomuseo dove opere di artisti contemporanei si alternano alle bellezze naturalistiche secondo i principi della Land Art.
Il Limbara è anche teatro da qualche anno del festival “Time in jazz”, durante il quale artisti internazionali si alternano nello scenario unico dei graniti e dei boschi circostanti.

Per arrivare al Monte Limbara si prende da Tempio la SS392 in direzione Oschiri, al bivio si gira a sinistra.

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