L’arte nell’Arborea e nella Penisola del Sinis

Un viaggio nell'arte dell'Arborea e della Penisola del Sinis, attraverso i comuni di Oristano, Arborea, Santa giusta, Cabras, San Giovanni di Sinis e Massama.
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L’itinerario parte dal capoluogo di provincia, Oristano.
La cattedrale romanica di Santa Maria (XII secolo) ha subìto numerosi interventi radicali nel corso dei secoli, a causa di guerre e saccheggi. I due picchiotti di bronzo realizzati dal Piacentino sono del 1228. Visitiamo anche la chiesa di San Francesco d’Assisi (XIII secolo), nella quale è custodito il crocefisso di Nicodemo, opera lignea policroma del XV secolo. La piazza Eleonora d’Arborea, al centro della quale spicca la statua dedicata alla celebre Giudicessa, è caratterizzata dai palazzi in stile neoclassico: Palazzo Comunale, Palazzo Mameli con i suoi pregevoli balconi in ferro battuto, l’Archivio storico. A circa 300 metri, la torre di Mariano II ci riporta ai tempi dei Giudicati: era una delle porte d’ingresso più importanti (non a caso è chiamata Porta Manna, cioè la “porta grande”) e faceva parte della cinta muraria costruita nel 1291 sotto la guida di Mariano II. La torre di Portixedda (significa piccola porta), invece, fu costruita dagli Spagnoli nel XV secolo sui resti di una torre di epoca giudicale.

Usciamo da Oristano, passando dalla S.S. 131 in direzione Cagliari, oppure percorrendo la strada provinciale interna. A pochi minuti d’auto troviamo Santa Giusta, dove è presente una delle più belle chiese romaniche della Sardegna: la cattedrale di Santa Giusta, costruita agli inizi del XII secolo con chiara ispirazione alla scuola di Pisa, nel 1227 ospitò il Sinodo convocato da Papa Onorio III. Il ritrovamento di una cripta (la cui volta è sorretta da piccole colonne) fa pensare ad un luogo deputato al martirio dei cristiani, prima della costruzione della bella cattedrale: forse per questo motivo qualcuno la vorrebbe dedicata alla memoria delle vergini martiri Justa, Justina ed Enedina. Grande curiosità ha suscitato negli studiosi di architettura un particolare: i leoni e le leonesse scolpiti nelle facciate hanno il taglio degli occhi allungato, secondo la tradizione araba (a Granada, in Spagna, ci sono tangibili esempi dello stesso stile).

Proseguiamo sulla strada provinciale e raggiungiamo Arborea, un paese che – dal punto di vista architettonico – si stacca nettamente dalle altre località della Sardegna. Fondato da Benito Mussolini con il nome di Mussolinia (i lavori partirono tra il 1919 e il 1922, laddove sorgevano soltanto paludi), fu inaugurato ufficialmente nell’ottobre 1928 dal re Vittorio Emanuele III di Savoia. Gli imprenditori e i lavoratori giunti dal Veneto e da altre regioni del nord Italia, caratterizzarono le costruzioni di civile abitazione. In generale, spiccano le essenziali e geometriche linee architettoniche dell’epoca fascista.

Torniamo verso Oristano e ci rechiamo a Massama, piccolo paese distante pochissimi chilometri dal capoluogo. La chiesa di Santa Maria Assunta (XVII secolo) presenta diversi stili architettonici. Accanto alla chiesa è possibile visitare l’Oratorio delle Anime, di chiara ispirazione bizantina, che risale al periodo tra l’VIII e il IX secolo.

Percorrendo alcune strade di minore importanza arriviamo a Cabras, nel cui territorio troviamo la chiesetta campestre di San Salvatore e l’omonimo villaggio religioso. La chiesa fu costruita sull’ipogeo di San Salvatore, un santuario pagano risalente all’epoca nuragica, nel quale si esercitava il culto delle acque. Il sito merita certamente una visita, anche per la presenza di numerose testimonianze di affreschi e iscrizioni sulle pareti dei locali sotterranei. Il villaggio fu utilizzato negli anni Sessanta quale set cinematografico per le riprese di alcuni film western, grazie alla presenza delle “cumbessias” (le caratteristiche case che in passato venivano costruite per ospitare i pellegrini in visita ai santuari) in stile ispanico-messicano e il supporto dell’impiego di scenografie.

Occorrono pochi minuti d’auto per arrivare a San Giovanni di Sinis. Sulla strada principale, andando verso la spiaggia, troviamo la basilica bizantina dedicata al Santo (VI secolo d.C.). Si tratta di uno dei più interessanti esempi di struttura paleocristiana della Sardegna. Hanno sempre destato grande interesse nei turisti le capanne di pescatori costruite a ridosso della spiaggia di San Giovanni. Sul telaio in legno venivano fissati i fasci di falasco, un’erba di palude che in dialetto locale è chiamata “sessini” o “cruccuri”. Costruzioni che non hanno altro riscontro nel resto della Sardegna. Purtroppo, la maggior parte di esse è stata abbattuta o distrutta. Per vivere al meglio la vostra vacanza nell’ Arborea e nella Penisola del Sinis, scoprite le esperienze pensate per voi dal team di VaiSardinia.com: CLICCATE QUI!

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