Sardara: un paese a vocazione termale

Alla scoperta di questo grazioso centro che ospita le famose terme di Santa Maria Acquas che vennero già ampiamente utilizzate in epoca romana
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Sardara è uno dei centri più importanti del Medio Campidano con i suoi 4000 abitanti e il suo grazioso centro storico ricco di tipiche abitazioni campidanesi. Nel 2005 ha ricevuto la bandiera arancione del Touring Club per le località dell’entroterra che si distinguono particolarmente per l’ eccellente ospitalità.

Il suo territorio pianeggiante balza subito agli occhi a chi arriva dalla SS131 per la terra argillosa color rosso acceso, che contrasta con le tonalità tenui del paesaggio circostante ed è molto ricercata dai ceramisti.

E’ dominata dal Castello di Monreale sulla collina omonima e caratterizzata dalla presenza di uno stabilimento termale sorto nella località delle antiche terme romane. Nel paese è presente anche uno dei santuari più importanti legati al culto delle acque, Sant’Anastasia.

Dove nella provincia

Si trova nella Bassa Marmilla, nella parte centrale della provincia del Medio Campidano, quasi al confine tra le province di Cagliari e Oristano.

Da vedere e da fare

Il centro storico è molto piacevole da visitare, per la presenza delle tipiche case campidanesi fatte in mattoni di fango (“ladiri”): conservano ancora gli enormi portali padronali con le effigi delle corporazioni di appartenenza incise sugli architravi.

Il patrimonio archeologico di Sardara è ricchissimo e riassunto nei reperti conservati nel museo di Villa Abbas nel centro storico, una meta di sicuro interesse per gli amanti della storia.

Numerose anche le deliziose chiesette medievali: San Gregorio del 1300 (a sud della chiesa parrocchiale), la chiesa della Beata Vergine Assunta (in piazza della Libertà), il santuario campestre di Santa Maria Acquas (nella zona termale a NW del paese) e la chiesa tardo-gotica di Sant’Anastasia.

Il vero fiore all’occhiello sono però le terme di Santa Maria Acquas, immerse in un bosco di eucalipti nella periferia nord-occidentale dell’abitato: sfruttano alcune sorgenti di acqua alcalina che sgorgano a 60-70° e sono state ampiamente utilizzate in epoca romana.

L’importanza delle acque in questo territorio è testimoniata anche dal pozzo sacro di Sant’Anastasia, utilizzato in epoca nuragica per il potere curativo della sorgente. Si trova all’interno dell’abitato di fronte alla chiesa omonima.

La vocazione termale continua ancora oggi con il moderno complesso delle Terme di Sardara, dov’è possibile passare momenti di indimenticabile relax.

Di notevole interesse anche il Castello di Monreale che si raggiunge tramite una stradina che dalla zona termale porta ad una collina fossile. Il castello faceva parte delle linee fortificate tra il Giudicato di Cagliari e quello di Arborea ed è stato costruito tra il Duecento e il Trecento dagli Arborea o dall’architetto Giovanni Capula.

Cosa mangiare

A Sardara si possono gustare i piatti tipici del Medio Campidano: fave con lardo, agnello con carciofi o finocchietti selvatici, ravioli alla ricotta e zafferano, il pane “civraxiu”, la torta di ricotta, le lumache al sugo e il buon vino prodotto dalle cantine locali.

Numerosi i ristoranti nel centro storico e nella località termale.

Eventi

A maggio si svolge la sagra della pecora nella località termale: assolutamente da non perdere per tutti i buongustai.

Il 13-14 settembre si svolge la sagra del grano, che permette di gustare i piatti tipici preparati con questo cereale.

Il penultimo lunedì di settembre si svolge la festa di Santa Maria Acquas, che ha tramandato nel corso dei secoli l’antica venerazione per la divinità delle acque. I festeggiamenti durano quattro giorni con esibizione di gruppi folkloristici e cavalieri, degustazioni enogastronomiche e musica tradizionale.

L’8 dicembre un’altra sagra enogastronomica dedicata al vino novello: vengono organizzate per l’occasione anche manifestazioni folkloristiche e mostre.

A Sardara inoltre il Carnevale si distingue la singolare “corsa della strega”, durante la quale i cavalieri cercano di infilzare un anello appeso.

Da non perdere

Il Santuario di Sant’Anastasia

Il profondo rapporto del territorio con l’acqua è testimoniato dal santuario nuragico di Sant’Anastasia, che si trova nell’abitato di fronte all’omonima chiesette tardo-gotica.

Il pozzo sacro risale al X sec. e sfrutta una sorgente di acque ritenute curative: “sa mitzixedda”. E’ formato da una camera circolare scavata con una scalinata di accesso e tholos in pietre basaltiche.

Era chiamata “fontana dei dolori” perchè l’acqua era ritenuta salutifera e utilizzata per curare i mali del corpo. Si trattava di un luogo di pellegrinaggio per malati e sofferenti, che rivolgevano le loro speranze alla divinità femminile delle acque.

Probabilmente all’esterno era presente anche un altare per la celebrazione dei riti religiosi, mentre all’interno della chiesa era presente un pozzetto votivo dove sono state rinvenute numerose offerte. Il culto era associato alla divinità maschile del toro, di cui è rimasta una protome rappresentativa: il principio femminile dell’acqua e quello maschile del toro erano infatti alla base dell’antica religione fertilistica.

Nell’area circostante sono presenti alcune capanne, in cui vennero rinvenuti numerosi oggetti di bronzo e lingotti di rame.

Il villaggio fu abbandonato tra l’VIII e il VII sec. a.C.

Non lontano dall’area archeologica è stata ritrovata la sepoltura di un uomo nuragico del VIII sec.a.C. dove erano presenti due bellissimi bronzetti di arcieri.

Si trova nella parte nord del paese ed è ben segnalato dalle indicazioni all’interno dell’abitato.

L’ingresso è a pagamento.

Le terme

Le acque termali erano probabilmente già note a nuragici e fenicio-punici, ma è nel periodo romano che le Aquae Neapolitanae diventano un centro importante nell’Isola e danno vita ad un vero e proprio centro urbano dotato di foro, teatro e tempio.

Come si sa i romani amavano costruire questi edifici, che rappresentavano un momento importante della vita sociale quotidiana.

I resti degli edifici che sono giunti fino a noi oggi non rendono giustizia alle antiche terme da loro realizzate, che avevano all’epoca un ruolo importante in Sardegna trovandosi lungo la via che da Othoka arrivava a Karalis. Vicino al complesso termale, di cui resta una vasca rettangolare e il basamento di qualche edificio, venne costruito anche un tempio imponente.

Pure in età giudicale il centro era molto frequentato: sappiamo che alcuni Giudici di Arborea utilizzavano lo stabilimento a scopo curativo. In seguito Villa Abba venne abbandonata a causa della malaria e venne riscoperta solo nell’Ottocento.

Oggi un nuovo centro termale poco distante dal paese continua l’antica tradizione e offre percorsi benessere e bellezza, dove si può rigenerare il corpo e la mente.

I resti delle antiche terme si trovano nella periferia nord-occidentale del paese.

Il castello di Monreale

Il castello di Monreale era situato al confine tra il regno di Arborea e il regno di Cagliari e faceva parte della linea difensiva che comprendeva anche il castello di Marmilla e di Arcuentu.

Secondo alcuni venne fatto costruire dai Giudici di Arborea, altri pensano invece che sia opera dell’architetto Giovanni Capula, che realizzò anche le fortificazioni cagliaritane.

E’ citato in un documento del 1309 che lo indica come donazione del re d’Aragona ai sovrani di Arborea.

Gioco’ un ruolo fondamentale nelle lotte contro la conquista aragonese: l’esercito sardo per esempio trovò rifugio all’interno delle sue mura dopo la rovinosa battaglia di Sanluri, che consegnò definitivamente l’ Isola agli stranieri.

La sua funzione comunque non era solo militare, ma anche residenziale, come dimostrano vari testi documentari.

Nel XV sec. divenne proprietà dei marchesi di Quirra e successivamente perse il suo ruolo strategico e venne abbandonato.

Era costruito su tre piani uniti da scale, mentre le cortine sono di pietrame di media grandezza. Il corpo centrale era completamente circondato da mura difensive dotate di ben otto torri e all’interno, nel lato Sud, erano presenti pozzi e cisterne che garantivano l’acqua agli abitanti.

Attorno al castello vero e proprio, che sorge sulla sommità di una collina, si sviluppò un borgo sottostante attorno alla chiesetta di San Michele, il santo guerriero a cui si ispiravano i soldati .

Attorno al castello sono fiorite col tempo storie e leggende di vario genere: la più famosa è quella della musca macedda, una terribile mosca che proteggerebbe il tesoro del castellano, nascosto in un cunicolo segreto sotto l’edificio.

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